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World Backup Day 2026: proteggere i dati è una priorità
World Backup Day 2026: proteggere i dati è una priorità

Il 31 marzo si celebra il World Backup Day, una giornata dedicata alla sensibilizzazione sull’importanza della protezione dei dati. Per aziende e professionisti IT rappresenta un momento utile per verificare l’efficacia delle strategie di backup e la reale capacità di recuperare le informazioni in caso di incidente.

Un sistema di backup efficace non serve soltanto a conservare i dati, ma è fondamentale per garantire la continuità operativa. Permette di proteggersi da perdita accidentale di file, attacchi ransomware, guasti hardware, errori umani e altri eventi imprevisti che possono compromettere l’attività aziendale.  

 

Le tendenze del backup nel 2026 

 

Il backup è oggi parte integrante delle strategie di cyber resilience. Tra le principali evoluzioni si distinguono i backup immutabili, che non possono essere modificati o cancellati per un determinato periodo, e le soluzioni air-gapped, isolate dalla rete per aumentare la protezione contro gli attacchi informatici.

Allo stesso tempo cresce l’attenzione verso la capacità di ripristino. Non è sufficiente disporre di strumenti avanzati: è necessario poter dimostrare che i dati siano effettivamente recuperabili attraverso test regolari e procedure strutturate. 

 

Best practice per una strategia efficace 

 

Per mantenere un’infrastruttura affidabile è importante assicurarsi che tutti i sistemi siano inclusi nelle politiche di backup, che i dati siano salvati in più posizioni e che le policy di conservazione siano adeguate alle esigenze aziendali.

È inoltre fondamentale effettuare verifiche periodiche, monitorare i processi tramite sistemi di alert e proteggere l’accesso con autenticazione forte e gestione dei privilegi.

Una soluzione di backup deve essere semplice da gestire, flessibile e sicura. Deve consentire una gestione centralizzata, offrire libertà nella scelta delle destinazioni di archiviazione e garantire la protezione dei dati tramite crittografia. Tecnologie come deduplicazione, compressione e backup incrementali permettono inoltre di ottimizzare le risorse e migliorare le prestazioni.

Il World Backup Day rappresenta un promemoria concreto: la protezione dei dati non è un’attività occasionale, ma un processo continuo. Investire in strategie di backup solide significa ridurre i rischi, assicurare la continuità operativa e affrontare con maggiore sicurezza eventuali situazioni critiche.  


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Autonomous Endpoint Management: una nuova sfida per i team IT
Autonomous Endpoint Management: una nuova sfida per i team IT

Con la crescita del lavoro da remoto, dei dispositivi personali utilizzati in ambito lavorativo e delle infrastrutture distribuite su più sedi, la gestione degli endpoint è diventata sempre più complessa. I team IT devono controllare un numero crescente di dispositivi, spesso fuori dalla rete aziendale, garantendo allo stesso tempo aggiornamenti costanti, sicurezza e conformità.

Senza strumenti adeguati possono verificarsi ritardi nell’installazione delle patch, applicazione non uniforme delle policy di sicurezza e scarsa visibilità sullo stato dei dispositivi. Le soluzioni di Autonomous Endpoint Management nascono proprio per affrontare queste difficoltà, combinando monitoraggio continuo, automazione basata su policy e processi di remediation automatica per mantenere gli endpoint aggiornati e protetti.  

 

Patch management, visibilità e automazione  

 

Una piattaforma efficace deve innanzitutto garantire patch management completo, in grado di gestire sia gli aggiornamenti dei sistemi operativi sia quelli delle applicazioni di terze parti. Molte vulnerabilità, infatti, derivano proprio da software non aggiornato; quindi, avere un sistema che automatizza e controlla il processo di aggiornamento è fondamentale per ridurre i rischi.

Allo stesso tempo è essenziale disporre di visibilità continua sugli endpoint. Un inventario dettagliato di hardware e software consente ai team IT di sapere sempre quali dispositivi sono presenti nell’ambiente aziendale, quali applicazioni sono installate e quali sistemi richiedono interventi. Grazie all’automazione basata su policy è possibile individuare rapidamente eventuali vulnerabilità, avviare aggiornamenti o remediation automatiche e verificare che le operazioni siano state completate correttamente.

 

Una gestione più efficiente degli endpoint 

 

Adottare strumenti di Autonomous Endpoint Management consente alle organizzazioni di ridurre il lavoro manuale, migliorare i tempi di risposta e mantenere elevati standard di sicurezza anche in ambienti IT complessi e distribuiti. L’automazione permette infatti di identificare più rapidamente i problemi, applicare aggiornamenti in modo controllato e garantire una gestione coerente degli endpoint su larga scala.

Soluzioni come Splashtop AEM supportano questo approccio offrendo patch management automatizzato, visibilità completa sugli endpoint e gestione centralizzata dei dispositivi. Grazie a queste funzionalità, i team IT possono monitorare l’infrastruttura in tempo reale, intervenire rapidamente sulle vulnerabilità e semplificare la gestione degli ambienti IT distribuiti.  

 

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Articolo tratto dall’originaleAutonomous Endpoint Management Tool Features Checklist 

 

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MCX: il futuro delle comunicazioni operative
MCX: il futuro delle comunicazioni operative

MCX (Mission Critical Services) sta rivoluzionando le comunicazioni per la sicurezza pubblica e le infrastrutture critiche. Questo standard integra voce, dati e video con trasmissioni prioritarie e sicure su reti LTE e 5G, garantendo massima affidabilità anche in situazioni di emergenza. 

 

Perché i sistemi tradizionali non bastano più  

 

Le operazioni moderne richiedono molto più della voce: servono dati in tempo reale, immagini, video e aggiornamenti di stato. I sistemi radio tradizionali non possono gestire questa complessità. MCX assicura priorità e affidabilità, anche quando la rete è congestionata, e permette comunicazioni interoperabili tra dispositivi e servizi di diversi produttori, nazionali e internazionali.

Grazie a tecnologie come il network slicing, le comunicazioni critiche hanno corsie dedicate sulla rete, indipendenti dal traffico pubblico, garantendo velocità e disponibilità.

 

I tre pilastri di MCX 

 

MCX si basa su tre servizi integrati, pensati per coprire tutte le esigenze operative:

MCPTT (Push-to-Talk) – comunicazione vocale istantanea, con priorità e funzioni di emergenza.

MCDATA (Mission Critical Data) – scambio sicuro di testi, file, immagini e dati di localizzazione, affidabile anche in condizioni di rete congestionata.

MCVIDEO (Mission Critical Video) – streaming video live per valutazioni rapide e supporto decisionale.

Questa combinazione permette di coordinare operazioni complesse senza interruzioni tra media diversi.  

 

MCX in azione    

 

In un incendio industriale, ad esempio: Il comando coordina polizia, vigili del fuoco e soccorsi tramite MCPTT; le squadre sul posto inviano video in diretta con MCVIDEO; il centro di controllo trasmette planimetrie e informazioni sui materiali pericolosi con MCDATA.

Anche in caso di rete congestionata, la comunicazione rimane stabile, consentendo una gestione efficace dell’emergenza.

MCX è il futuro delle comunicazioni operative, capace di migliorare la consapevolezza situazionale, accelerare le decisioni e aumentare la sicurezza degli operatori. Aziende come Teamwire stanno già implementando questo standard in scenari reali, dimostrando il suo valore concreto.  

Teamwire è una soluzione completa per la comunicazione aziendale con i più alti standard di sicurezza per connettere i dipendenti in ufficio, direttamente in azienda e da remoto per agevolare le comunicazioni interne ed esterne, ovunque, in qualsiasi momento e per qualsiasi occasione.

 

Tratto dall'articolo: MCX: The Future Of Operational Communications For Public Safety And Critical Infrastructure | Teamwire App

 

 

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Attenzione ai rinnovi automatici: gestisci con consapevolezza le tue licenze software
Attenzione ai rinnovi automatici: gestisci con consapevolezza le tue licenze software

Nel mondo digitale di oggi, è facile dimenticare quanto rapidamente si accumulano licenze e abbonamenti: software di produttività, strumenti di backup, piattaforme cloud, servizi internet e altro ancora. Molti di questi contratti prevedono rinnovi automatici: una comodità, certo, ma anche un rischio se non monitorata con attenzione.

Un rinnovo silenzioso può significare costi imprevisti, licenze non più necessarie, o addirittura limitazioni contrattuali difficili da annullare.
Per evitarlo:

• Tieni un registro aggiornato delle date di rinnovo e delle condizioni contrattuali.
• Richiedi notifiche preventive o disattiva l’auto-renew dove non serve.
• Valuta periodicamente l’effettivo utilizzo di ogni servizio.


Gestire i rinnovi in modo proattivo non è solo una questione di risparmio, ma anche di efficienza operativa e controllo del budget IT.

 

 

 

Regolamento DORA: obblighi e impatti per il settore finanziario e IT
Regolamento DORA: obblighi e impatti per il settore finanziario e IT

Il Digital Operational Resilience Act (DORA) è una normativa europea che mira a rafforzare la resilienza operativa digitale delle istituzioni finanziarie e dei loro fornitori tecnologici. L’obiettivo è garantire che sistemi, processi e comunicazioni restino funzionanti anche davanti a gravi interruzioni o attacchi informatici.

DORA introduce un quadro unificato di regole per i rischi legati alle tecnologie ICT (information and communication technology) nei servizi finanziari, colmando lacune e incoerenze normative tra Stati membri.

 

A chi si applica  

Il regolamento riguarda ampiamente:

• banche e istituti di pagamento

• compagnie assicurative e di investimento

• fornitori di servizi di crypto e piattaforme di crowdfunding

fornitori ICT, come cloud provider e servizi IT essenziali per il funzionamento delle istituzioni finanziarie.

In pratica, non solo le aziende finanziarie, ma anche i partner tecnologici che forniscono infrastrutture critiche devono adeguarsi.

 

I 5 pilastri principali 

Per essere conformi, le organizzazioni devono:

Gestire i rischi ICT

Identificare, valutare e mitigare i rischi legati alla tecnologia.

Segnalare gli incidenti

Ogni evento significativo deve essere comunicato alle autorità competenti e analizzato internamente.

Testare la resilienza digitale

Eseguire test di stress tecnici e simulazioni per verificare la capacità di risposta delle infrastrutture.

Gestire rischi di terze parti

Controllare e monitorare i fornitori esterni che supportano sistemi critici.

Condividere informazioni sulle minacce

Scambio strutturato di dati sulle vulnerabilità e sugli attacchi tra operatori del settore.  

 

Perché è importante   

DORA mira a elevare la sicurezza operativa digitale dell’intero sistema finanziario europeo, riducendo i rischi sistemici derivanti da dipendenze tecnologiche e aumentando la capacità di recupero di fronte a interruzioni o attacchi.

La conformità non tutela solo dalla normativa: può anche aumentare la fiducia di clienti, partner e autorità competenti, soprattutto in contesti ad alta regolamentazione.  

Teamwire è una soluzione completa per la comunicazione aziendale con i più alti standard di sicurezza per connettere i dipendenti in ufficio, direttamente in azienda e da remoto per agevolare le comunicazioni interne ed esterne, ovunque, in qualsiasi momento e per qualsiasi occasione.

 

Tratto dall'articolo: DORA (Digital Operational Resilience Act): What banks, insurers, and IT service providers need to know now

 

 

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Comet Backup: storage locale, storage cloud o storage ibrido?
Comet Backup: storage locale, storage cloud o storage ibrido?

Nell'ambito di definizione o revisione delle strategie di backup ci si domanda quale sia l'approccio da usare e come spesso accade la soluzione adeguata va trovata analizzando il contesto.

 

Per Comet la scelta non è “locale o cloud”, ma “quando solo locale, quando solo cloud e quando ibrido” (https://docs.cometbackup.com/latest/storage-c...age-methods/).

Comet è storage‑agnostico: può usare dischi locali, share di rete, NAS, S3‑compatible, cloud pubblici, ecc. (https://docs.cometbackup.com/latest/storage-c...oud-storage/) Il dato va in un “Storage Vault” dove viene compresso, cifrato e deduplicato, indipendentemente dal fatto che sia locale o cloud.(https://docs.cometbackup.com/latest/storage-c...age-methods/)

Puoi andare:

• diretto verso il Vault (locale, SFTP, S3, ecc.),

• tramite Storage Gateway on‑prem, che poi scrive su storage locale o cloud. (https://docs.cometbackup.com/latest/storage-configuration/Storage-methods/)  

 

RTO ed RPO: il punto di partenza

Ci sono 2 fattori da considerare quando si parla di backup ed ovviamente ripristino:

Recovery Time Object (RTO): è il tempo accettabile per il ritorno al funzionamento dei sistemi partendo da un backup. E' fortemente dipendente dal tipo di business del proprietario del dato: tipicamente un sistema critico tende ad avere un RTO bassissimo

 Recovery Point Object (RPO): è il punto di ripristino accettabile i termini di ultimi dati salvati. Per alcuni business e sistemi la perdita di 1 giornata di dati potrebbe essere accettabile (es. sistemi di contabilità) per altri sistemi la perdita di un dato (es. transazione economica) è inaccettabile e per questo il valore del RPO deve tendere a zero (nessuna perdita di dati).

 

Quando scegliere backup locale

Scegli solo/local‑first quando:

Hai bisogno di ripristini molto rapidi (es. server con molti TB, RTO stretti): il restore da disco/NAS locale è decisamente più veloce che dal cloud.

La connettività Internet è limitata o instabile, quindi backup e restore non devono dipendere dalla linea.

Vuoi controllo completo su dove risiede il dato (esigenze di compliance locale, dati che non devono uscire dal sito).

 

Svantaggi principali:

Vulnerabile a furto, incendio, allagamento, ransomware che cifra anche i backup se non isolati.

Scalabilità limitata: quando finisce lo spazio, devi comprare altro hardware.

Richiede gestione (monitoraggio dischi, sostituzioni, controlli periodici).

Esempio tipico con Comet: Storage Vault su NAS/QNAP/Synology in LAN tramite Storage Gateway, per backup quotidiani rapidi e restore veloci.  

 

Quando scegliere cloud storage

Scegli cloud‑first/solo cloud quando:

Hai bisogno di copia off‑site per disaster recovery (incendio, furto, alluvione, ransomware che impatta l’intera sede).

Vuoi evitare gestione hardware e sfruttare scalabilità automatica (paghi a consumo per GB).

Devi ripristinare da remoto (laptop in viaggio, smart‑working, sedi distribuite).

Hai requisiti di sicurezza certificata (ISO 27001, SOC 2, ecc.) che i provider cloud possono offrire più facilmente di una piccola infrastruttura on‑prem.

 

In Comet puoi andare:

diretto verso S3/Impossible Cloud/Azure/AWS (direct‑to‑cloud),

oppure client → Storage Gateway self‑hosted → cloud (così le credenziali cloud restano sul server e non sui client).

 

Svantaggi principali:

Dipendenza dalla banda Internet (sia per backup iniziali grandi che per grossi restore).

 Costi ricorrenti (storage, eventuale egress per grandi ripristini, non ci sono costi su Impossible Cloud).

Percezione di minore controllo sul dato, anche se cifratura forte e MFA mitigano molto.

 

Vantaggi concreti 

 

Affrontare il data sprawl con Comet Backup significa:

Ridurre rischi operativi, assicurando che tutti i dati rilevanti siano protetti.

Risparmiare tempo e risorse, grazie alla gestione centralizzata e alle funzioni di deduplica.

Aumentare la resilienza aziendale, con ripristini rapidi anche in scenari complessi o in caso di incidenti.  

 

Approccio consigliato: strategia ibrida 3‑2‑1 

 

Le best practice moderni non dicono “locale vs cloud”, ma 3‑2‑1:

3 copie dei dati (produzione + 2 backup).

2 tipi di media diversi (es. NAS locale + cloud S3).

1 copia off‑site (di solito il cloud).

 

Con Comet, uno scenario molto usato è:

Storage Vault principale su NAS/Storage Gateway on‑prem per backup frequenti e ripristini veloci.

Replica automatica verso cloud (Impossible Cloud/S3, ecc.) tramite Storage Gateway o secondo Vault, come copia off‑site anti‑disastro. (https://docs.cometbackup.com/latest/storage-c...oud-storage/)

 

Questo ti dà:

Ripristino rapido per guasti “normali” (disco rotto, file cancellato).

Continuità operativa se la sede viene persa o cifrata (si riparte dal cloud).

 

Sintesi pratica di scelta

 

Usa come regola veloce:

Solo locale: ambienti piccoli, nessun requisito DR forte, linea Internet scarsa, budget che non consente fee cloud; accetta il rischio fisico.

Solo cloud: piccoli uffici senza server locali, forte esigenza off‑site, nessuna infrastruttura IT interna, buona banda e volumi dati contenuti.

Ibrido (consigliato “di default”): qualunque ambiente dove downtime e perdita dati costano caro; locale per velocità, cloud per resilienza e compliance.

Comet Backup offre le funzionalità necessarie per affrontare questa sfida, garantendo protezione completa, flessibilità e controllo su tutti i dati aziendali, oggi e in futuro. 

 

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Patching automatico: come ridurre i rischi IT
Patching automatico: come ridurre i rischi IT

Automatizzare il patching è diventato fondamentale per proteggere i sistemi IT, ma una semplice automazione non è sempre sufficiente. Molte organizzazioni applicano gli aggiornamenti seguendo calendari prestabiliti, rischiando di lasciare endpoint e applicazioni vulnerabili per periodi troppo lunghi. 

 

Perché il patching automatico è diventato essenziale 

 

In un contesto IT sempre più complesso e distribuito, mantenere sistemi e applicazioni aggiornati è fondamentale per ridurre i rischi di sicurezza.

Le vulnerabilità software rappresentano uno dei principali punti di ingresso per gli attacchi informatici e possono esporre l’intera infrastruttura aziendale. Il patching automatico nasce proprio per rispondere a questa esigenza, ma non tutte le strategie di automazione sono realmente efficaci nel ridurre il rischio. 

 

I limiti delle strategie di patching tradizionali 

 

Molte organizzazioni adottano un approccio basato su aggiornamenti pianificati a intervalli regolari, che però non tiene conto della reale criticità delle vulnerabilità. Questo significa che patch importanti possono essere rimandate, lasciando i sistemi esposti più a lungo del necessario.

Inoltre, spesso le applicazioni di terze parti non vengono gestite in modo adeguato e manca una verifica puntuale dell’effettiva installazione delle patch, creando un falso senso di sicurezza. 

 

Un approccio basato sul rischio e il ruolo di Splashtop 

 

Una strategia moderna di patching deve individuare rapidamente le vulnerabilità più critiche, dare priorità agli aggiornamenti in base al loro impatto e ridurre al minimo il tempo di esposizione.

In questo contesto, Splashtop supporta le aziende con soluzioni di gestione automatizzata degli endpoint che offrono visibilità continua, patching intelligente anche per software di terze parti e controllo centralizzato. Questo consente ai team IT di intervenire in modo rapido e mirato, migliorando la sicurezza complessiva e semplificando la gestione dell’infrastruttura. In questa pagina presentiamo Splashtop Add-On Endpoint Management una soluzione all-in-one di accesso e supporto remoto con l'aggiunta di monitoraggio e patch management  

 

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Articolo tratto dall’originaleHow to Build an Automated Patch Strategy 

 

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Cloud Europeo: indipendenza e sicurezza digitale
Cloud Europeo: indipendenza e sicurezza digitale

Il mercato cloud globale è dominato dai provider statunitensi AWS, Microsoft Azure e Google Cloud, che controllano oltre il 60% del settore. Questa concentrazione rende le aziende e le istituzioni europee dipendenti da infrastrutture esterne, esponendo i dati a normative e accessi extraeuropei e aumentando i rischi legali e di sicurezza. 

Sovranità digitale: il cloud europeo come alternativa 

Per ridurre la dipendenza dai provider statunitensi, governi e aziende europee cercano cloud provider locali in grado di garantire che i dati restino all’interno dell’UE e siano conformi al GDPR.

In questo contesto, il sovereign cloud rappresenta una soluzione chiave: infrastrutture progettate per rispettare requisiti legali e geografici specifici, garantendo controllo totale sui dati e riducendo rischi legali e reputazionali.

Opportunità per MSP e distributori 

Le crescenti esigenze di sicurezza e sovranità digitale stanno cambiando il ruolo di Managed Service Provider (MSP) e distributori. Collaborare con provider europei consente loro di offrire soluzioni pienamente conformi alle normative UE, rispondendo alle richieste di residenza dei dati e protezione avanzata.

Provider come Impossible Cloud, con data center europei e sistemi di geofencing che garantiscono che i dati rimangano in Europa, offrono vantaggi concreti: crittografia dei dati in transito e a riposo, controlli di accesso avanzati, compatibilità con standard come AWS S3 per un’integrazione senza frizioni, e modelli di costo trasparenti che permettono risparmi fino all’80% rispetto ai provider tradizionali. Questi elementi rappresentano un valore aggiunto per MSP e distributori, che possono migliorare l’offerta ai propri clienti e rafforzare la fiducia nei servizi forniti. 

Conclusioni

Alla luce delle crescenti incertezze geopolitiche e delle preoccupazioni legate al CLOUD Act statunitense, l’adozione di soluzioni cloud europee diventa una scelta strategica per le imprese. Garantire sovranità digitale significa controllare i propri dati, rispettare le normative europee, ridurre i rischi legali e contribuire allo sviluppo tecnologico del continente.

Provider locali come Impossible Cloud rappresentano un’opportunità concreta per conciliare sicurezza, conformità e efficienza economica, supportando MSP, distributori e aziende europee in questo percorso verso un’infrastruttura digitale più autonoma e resiliente.

Per saperne di più a riguardo di Impossible Cloud cliccate qui.

Tratto dall’articolo: Europe's Push for Secure and Sovereign Cloud Solution

Edge Computing e Cloud Storage: il futuro del cloud distribuito
Edge Computing e Cloud Storage: il futuro del cloud distribuito

Il cloud computing si sta evolvendo dai modelli centralizzati verso un approccio più vicino alle reali esigenze delle aziende: l’edge computing. Integrato con il cloud storage, questo modello permette di elaborare e archiviare i dati direttamente alla fonte, migliorando prestazioni, sicurezza e controllo.

Dove nascono i dati: edge computing e storage intelligente

L’edge computing è un’architettura decentralizzata che permette di elaborare i dati localmente, riducendo la dipendenza da data center remoti. Questo approccio riduce la latenza, ottimizza l’uso della banda e permette decisioni in tempo reale, elementi fondamentali in un contesto sempre più data-driven.

Quando il cloud storage viene distribuito sull’edge, i benefici diventano ancora più evidenti. Archiviare i dati localmente significa accesso più rapido alle informazioni, migliori performance applicative e maggiore resilienza operativa. Allo stesso tempo, le aziende mantengono la flessibilità e la scalabilità tipiche del cloud.

Questo modello è particolarmente vantaggioso per settori come sanità, manifattura, smart cities e automotive, dove velocità, affidabilità e continuità operativa sono essenziali.

Vantaggi per le aziende europee

Per le aziende europee, l’unione di edge computing e cloud storage risponde a esigenze concrete:

  • Minore latenza e migliori performance
  • Riduzione dei costi grazie a un uso più efficiente delle risorse
  • Maggiore sicurezza e controllo dei dati
  • Data sovereignty, con dati archiviati ed elaborati localmente in linea con il GDPR
  • Minore dipendenza dai grandi provider

Impossible Cloud: una nuova visione di cloud storage

Impossible Cloud offre un’alternativa europea ai modelli cloud tradizionali. Grazie a un’infrastruttura decentralizzata basata su data center distribuiti, la piattaforma combina i vantaggi dell’edge computing con un cloud storage scalabile, sicuro e conveniente, permettendo alle aziende di ridurre i costi senza compromettere performance e affidabilità.

Conclusione

L’integrazione tra edge computing e cloud storage rappresenta il futuro del cloud: più vicino alle aziende, più efficiente e più sostenibile. Un modello che non solo migliora le prestazioni, ma restituisce alle imprese controllo, flessibilità e indipendenza nella gestione dei propri dati.

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Tratto dall’articolo: How Edge Computing Is Transforming Data Delivery

Teamwire e sicurezza: perché il cambiamento parte dalle persone
Teamwire e sicurezza: perché il cambiamento parte dalle persone

In un panorama in cui i cyberattacchi sono sempre più frequenti, molte aziende puntano su strumenti e tecnologie sperando che possano risolvere da sole tutti i problemi di sicurezza. Ma c’è un elemento che troppo spesso passa in secondo piano: le persone.

Anche il miglior sistema, anche la migliore app di messaggistica sicura, può risultare inefficace se i dipendenti non comprendono perché usarla, quando usarla e quanto sia importante proteggere dati e comunicazioni. La tecnologia è solo un mezzo; la cultura della sicurezza è ciò che permette di sfruttarla davvero.

Di seguito, una sintesi dei passaggi chiave e dei principi fondamentali per sviluppare una vera cultura della sicurezza in azienda.

 

1. Creare consapevolezza: la sicurezza non è solo tecnologia  

Molti vedono le regole come ostacoli o formalità. Per cambiare questa percezione, è essenziale spiegare la sicurezza in modo comprensibile e concreto e dimostrare, soprattutto a livello di leadership, che rappresenta una priorità aziendale. Diventa quindi fondamentale chiarire perché la sicurezza è importante e assicurarsi che il management trasmetta questo messaggio con coerenza e continuità, dando il buon esempio e guidando il cambiamento dall’alto

 

2. Definire responsabilità chiare 

Progetti di sicurezza imposti senza spiegazioni generano poca accettazione e, spesso, resistenze. Per evitarlo, è necessario coinvolgere i diversi reparti, comunicare apertamente e dare spazio a dubbi e suggerimenti. Una distribuzione chiara delle responsabilità aiuta a far percepire la sicurezza come un impegno condiviso, mentre una comunicazione costante permette alle persone di sentirsi parte attiva del processo. 

 

3. Portare la sicurezza nella quotidianità  

Le misure di sicurezza funzionano solo se non complicano il lavoro. Teamwire, per esempio, può diventare il canale principale per le comunicazioni sensibili solo quando viene integrato naturalmente nei flussi di lavoro esistenti. Manager e responsabili devono quindi essere i primi a utilizzare gli strumenti sicuri, rispettare le linee guida e mostrare il valore delle buone pratiche. L’obiettivo è far sì che la sicurezza diventi parte delle attività quotidiane, semplice da applicare e mai percepita come un ostacolo. 

 

4. Rendere la cultura della sicurezza sostenibile nel tempo

La cultura della sicurezza si costruisce con coerenza: basta una piccola eccezione per tornare alle vecchie abitudini. Per questo è utile ricordare con regolarità gli obiettivi, valorizzare i progressi e mantenere vivo l’argomento all’interno dell’organizzazione. Mostrare i risultati ottenuti motiva le persone, mentre parlarne con continuità aiuta a consolidare comportamenti virtuosi. 

 

Conclusione 

Una vera sicurezza aziendale non nasce dagli strumenti, ma da come le persone li usano. La cultura della sicurezza richiede comprensione, responsabilità, dialogo e coerenza. Quando questo avviene, strumenti come Teamwire non diventano un “di più”, ma parte naturale del modo di lavorare: sicuro, efficiente e sostenibile.  

Teamwire è una soluzione completa per la comunicazione aziendale con i più alti standard di sicurezza per connettere i dipendenti in ufficio, direttamente in azienda e da remoto per agevolare le comunicazioni interne ed esterne, ovunque, in qualsiasi momento e per qualsiasi occasione.

 

Tratto dall'articolo: Security in the company starts with people: 7 tips for the structured development of a security culture

 

 

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